Cronache dal Fediverso: squadrismo, potere e ipocrisie

Ancora su sorveglianza e decentralizzazione

Dalla pubblicazione del precedente articolo sulla sorveglianza sono passati circa due mesi. Tradendo la riflessione sulla non-condivisione (di cui riparlerò più sotto) fatta nella parte finale, ho condiviso l'articolo sulle istanze italiane di Mastodon.

Vista la risposta, all'inizio ero intenzionato a dare una possibilità al Fediverso ed approfondire lo studio di alcune dinamiche. Dopo alcune riflessioni scaturite in questi due mesi di utilizzo, ho deciso di abbandonarlo.

In questo articolo riprendo la critica al discorso della Zuboff e alle alternative decentralizzate, alla luce dell'esperienza acquisita.

Il vero problema del discorso della Zuboff

Come dicevo sopra, tempo fa ho pubblicato una critica al libro Il Capitalismo della sorveglianza di Shoshana Zuboff [1]. Nella prima parte dell'articolo, scrivevo:

L'autrice parla dei presupposti storico/economici che rendono possibile l'affermarsi di questo paradigma. Che teoria economica usa per sviluppare il discorso? Quella teoria economica che nasce ad inizio del Novecento come risposta reazionaria al marxismo: la teoria neoclassica. In realtà, questo non è un grosso problema. C'è un dettaglio più sottile: l'autrice tenta di mascherare la teoria neoclassica da pseudo-teoria marxiana del valore.

Quel discorso aveva un limite: riduceva la critica ad un conflitto tra teorie economiche. Ora vorrei andare più in profondità e guardare l'analisi della Zuboff da una prospettiva differente.

Il problema della critica della Zuboff non è tanto l'uso della teoria neoclassica o quello di una teoria pseudo-marxiana. Per andare in profondità è necessario andare oltre la guerra tra teorie economiche.

La critica della Zuboff rimane vittima dello stesso paradigma che vuole criticare. Riduce le persone a dei dati, proprio per criticare quella linea di pensiero che riduce le persone a dei dati. Rimane intrappolata in una sorta di metafisica dell'estrazione.

Che si usi la teoria neoclassica o quella marxiana non è importante. Anzi, questo aspetto metafisico viene proprio dalla componente pseudo-marxiana del discorso della Zuboff. In che senso? La teoria marxiana del valore è una metafisica del lavoro e dei rapporti di classe.

Prendiamo una merce qualsiasi: uno smartphone. Qual è il suo segreto, il suo carattere feticistico? I rapporti tra le cose mascherano i rapporti tra le persone.

Ci sono due mondi: uno apparente (rappresentato dalle merci) ed uno vero (rappresentato dai rapporti di classe necessari a produrle). Io vedo solo uno smartphone, ma la realtà è che per produrlo qualcuno è stato sfruttato. L'essenza della merce-smartphone è il plusvalore estorto agli operai che lo hanno prodotto in catena di montaggio, con tutte le implicazioni politiche annesse.

L'analisi della Zuboff eredita dal marxismo questa concezione metafisica. Il mondo di facciata in cui gli utenti interagiscono sui social, fanno ricerche e acquisti, maschera l'essenza delle piattaforme: l'estrazione del surplus comportamentale. Tanto quanto la teoria marxiana, riduce le persone a dei dati. Sì, perché quando Marx ci dà la formula per calcolare il saggio di sfruttamento della forza-lavoro, senza rendersene conto sta riducendo l'operaio ad un valore numerico.

Tanto quanto la teoria marxiana, l'analisi della Zuboff è figlia dell'errore metafisico, che, partendo da Platone, permea tutta la tradizione del pensiero occidentale e porta all'avvento dell'era della tecnica. L'uomo ridotto ad oggetto di calcolo: in questo caso ai suoi dati. Il social network ridotto ad una macchina di estrazione dati, per criticare i profitti derivati dall'estrazione dei dati. Da questa prospettiva lo scontro tra marxisti, ricardiani, neoclassici e keynesiani appare di una superficialità immensa. L'economia politica nella sua totalità è una scienza che riduce i suoi attori ad oggetto di calcolo.

Ma le persone sono solo i loro dati?

Perché gli utenti non abbandonano in massa le piattaforme commerciali? Con queste premesse è facile rispondere: siccome le persone non sono i loro dati, non percepiscono il business della raccolta dati come una minaccia alla loro integrità o un problema degno di considerazione.

Ma a me cosa me ne frega se qualcuno raccoglie i miei dati? E' un'osservazione che fanno in molti. E se fosse meno superficiale di quanto sembri in apparenza? Il discorso della Zuboff è abbastanza forte per convincere la maggioranza degli utenti ad abbandonare le piattaforme dei colossi del software? Risposta: no.

In risposta alla centralizzazione e alle logiche della sorveglianza, sono nati i social decentralizzati, il Fediverso e i vari software (Mastodon, Pleroma, PixelFed, PeerTube ecc...). Ma il Fediverso per ora rimane una nicchia, una macchietta. Qualcuno ipotizza una sorta di complotto da parte della stampa [2]. Secondo questa narrazione, siccome la stampa seguirebbe un'agenda sovranista, ci sarebbe un complotto per nascondere al pubblico i social decentralizzati (dove le bufale sovraniste avrebbero vita breve). Ma è una teoria che non regge granché: la stampa parla di Mastodon [3] e non è affatto in mano ai sovranisti: i giornali italiani hanno fatto propaganda europeista praticamente da quando esistono Euro e UE. Come mai allora i social decentralizzati non fanno presa sul grande pubblico? Risposta: perché per il grande pubblico non sono interessanti.

Nell'articolo precedente scrivevo:

Al momento i social decentralizzati si rivolgono ad una minoranza: chi è stufo delle dinamiche dei social commerciali. Questo è un bene per molti aspetti, però manca una componente creativa. Per ora puntano a riprodurre più che a superare.

Il problema è che chi crea e sviluppa i social decentralizzati si rivolge ad una minoranza di utenti, credendo di parlare invece alla maggioranza. Credendo che il problema sia solo l'estrazione dei dati, si creano dei cloni decentralizzati che dovrebbero risultare appetibili, in quanto liberi da profilazione e algoritmi.

Ma perché ci si iscrive a Facebook o Twitter? Per rimanere in contatto con amici e parenti, per conoscere nuova gente, per scopare, per divulgare un progetto o un pensiero, per leggere contenuti interessanti, per seguire personaggi. Venire profilati non è poi un gran prezzo da pagare, se una piattaforma permette di fare tutto questo. Anche sapendolo, gli utenti continueranno ad usarla. I vantaggi del passaggio ad un social decentralizzato rimarranno allora incomprensibili. Perché invece ci si cancella dai social? Perché non si ha più voglia di stare in vetrina, per non essere raggiunti da gente con cui si ha tagliato i ponti, per problemi con ex-fidanzati/e, perché un avatar è una maschera che incarcera il divenire di chi rappresenta e ne dà un'idea statica e parziale. Dov'è tutto questo nel discorso della Zuboff?

La narrazione della sorveglianza funziona solo su chi dà abbastanza importanza all'estrazione dei dati, al punto da avvertire la cosa come un problema. Ma è una narrazione che non tiene conto del fatto che le persone non sono razionali, e non in senso che siano stupide, piuttosto che sono mosse da motivazioni inconsce.

Cosa emerge psicanalizzando la retorica della sorveglianza? Cosa comporta la migrazione da un social commerciale alle istanze del Fediverso? Se sono un paranoide, trovo una miniera d'oro: qualcuno che spia proprio me! Ed è tutto documentato! Finalmente la rabbia può essere razionalizzata! Se sono un narcisista, ho un motivo per sentirmi più intelligente degli altri. Se sono un evitante, ho un motivo in più per stare lontano dagli altri. Se appartengo alla gauche caviar, sto combattendo il capitalismo e sto facendo qualcosa di importante. Se sono un informatico, sto combattendo la crociata del software libero. Ma se non mi riconosco in nessuna di queste figure e mi sono iscritto a Facebook o Twitter per una delle motivazioni menzionate prima, non me ne andrò mai. Non avrebbe senso.

Il dibattito sul capitalismo della sorveglianza è, in estrema sintesi, un dibattito viziato dal riduzionismo, una vacuità con cui si intrattengono benestanti annoiati con velleità rivoluzionarie e in cerca di una causa da combattere comodamente seduti davanti ai loro schermi, che ha molta meno rilevanza pratica di quello che comunemente si crede.

Cronache dal Fediverso

Le dinamiche del Fediverso sono affascinanti. Una serie di spazi autogestiti messi in comunicazione tra loro tramite un protocollo (Activity Pub), nati come risposta al dispotismo delle piattaforme commerciali. Come esperimento sociale, il Fediverso ha una qualche rilevanza, e vale la pena dedicargli tempo. Tuttavia non è certo quell'oasi incontaminata dal potere, quell'isola di libertà che i vari gestori delle istanze italiane vanno decantando.

Nell'articolo precedente mettevo in dubbio il fatto che i social decentralizzati fossero liberi. In particolare scrivevo:

I social decentralizzati non sono affatto liberi. Le strutture di potere dei social commerciali lasciano il posto ad altre strutture di potere... I rapporti all'interno di una community (che è una simulazione della comunità) sono anche rapporti di forza. Si va d'accordo finché si è d'accordo. Finché nessuno tenta un rovesciamento...

Dopo due mesi di utilizzo, posso confermare che i miei dubbi erano fondati. Anzi, è molto peggio di come immaginavo: le istanze italiane del Fediverso sono dei veri e propri regimi dittatoriali.

Premessa: il seguente racconto non va letto né come un grido vittimista, né come l'espressione di una forma di insofferenza: mi sono fatto principalmente delle gran risate. Si sta pur sempre parlando di rapporti virtuali mediati da uno schermo e una tastiera. Il rischio è di ingigantire e dare troppo peso a cose tutto sommato futili, che però aiutano a mostrare come funzionano le strutture di potere e meritano di essere raccontate, visto il motivo per cui è nato il Fediverso.

Premetto anche che la mia attività non ha avuto fini provocatori fin da subito. All'inizio ero contento di aver trovato una comunità apparentemente amichevole. Mi aveva fatto piacere che il mio articolo fosse stato letto e commentato (anche se frainteso nel 90% dei casi).

C'è stato un evento scatenante.

Un giorno pubblico questo disegno sull'istanza mastodon.uno:

Dopo qualche minuto il disegno scompare. Mi arriva un messaggio l'admin di mastodon.uno. Questo è il dialogo intero:

ADMIN: Ciao, su mastodon.uno sono consentiti immagini e raffigurazioni di un corpo nudo, ma non possiamo accettare immagini esplicite e pornografia. Abbiamo quindi rimosso la tua ultima immagine.
LMD: Ciao, tecnicamente i miei disegni non si configurano come pornografia. Non sono disegni erotici ma corpi robotici che parodizzano il porno. Ad ogni modo, a riprova di quello che avevo scritto precedentemente in merito alle strutture di potere, credo che la mia avventura su mastodon.uno finisca qui.
ADMIN: Hai perfettamente ragione, ma questo non è il luogo adatto dove fare certi esperimenti.

Il problema non è tanto il fatto che qualcuno abbia rimosso dei contenuti, o che il mondo si sia perso un capolavoro di inestimabile valore. Il concetto di pornografia è ambiguo e controverso: dal mio punto di vista quello non è un disegno porno, perché c'è un elemento di disturbo (l'occhio rosso) inserito appositamente per rovinare l'eccitazione. Ma all'admin non frega assolutamente niente di sentire il mio punto di vista. Del resto, comanda lui: è casa sua e può fare quello che vuole. Il fatto è che la policy dell'istanza è ambigua e può essere interpretata in vari modi.

In quel momento si è palesato un rapporto di forza, si è manifestato un potere: ho subito censura.

Mi cancello dall'istanza mastodon.uno. Ho ancora un account sull'istanza mastodon.bida.im. Qualcuno pubblica immagini e disegni raffiguranti ACAB. I poliziotti bastardi sono il totem della tribù. Decido di fare un esperimento: pisciare sul totem. Pubblico un toot (superficiale ma velenoso) dove do dell'imbecille a chi scrive ACAB. Parte il flame. Una decina di utenti mi attaccano. Rispondo agli attacchi. Qualcuno chiama gli sbirri: il mio account viene silenziato, solo che io non vengo avvisato. Me ne accorgo perché noto che i miei messaggi non compaiono sulla timeline pubblica.

Qualcuno potrebbe far notare che silenziarmi sia stato legittimo e motivato: in casa di altri ci si deve comportare in modo rispettoso. Vero! Se qualcuno venisse in casa mia e mi pisciasse sul divano, io lo allontanerei. Anche a costo di limitare la sua libertà di espressione. Il problema però è che casa mia non è stata costruita in reazione al potere totalitario delle grandi case commerciali di proprietà delle multinazionali dell'edilizia. In casa mia non ci sono gerarchie latenti da smascherare: il capo sono io. Casa mia non si spaccia per quello che non è.

Il senso dell'esperimento era far venire alla luce le ipocrisie del Fediverso, e mostrare che anche lì esistono delle strutture di potere.

Abbandono l'istanza bida e mi trasferisco su mastodon.cisti.org. Qui denuncio la censura subita e pubblico un articolo su ACAB [4]. A sto giro non c'è nessuna provocazione, ma parte lo stesso un flame gigantesco che coinvolge più istanze. L'admin di bida dice di avermi notificato il silenziamento mandandomi una mail. A me la mail non è arrivata. Mi manda una seconda mail e stabilisce che, se ho ricevuto quella, anche la prima deve essermi arrivata. Ma non c'è nessun nesso causale tra le due cose! Poi spiega che sono stato silenziato per aver usato la parola imbecille, che è un insulto. Non è che abbia proprio tutti i torti. Ma nessuno si è sentito offeso per la parola imbecille, piuttosto perché ho messo in dubbio la bastardaggine dei poliziotti. Si va avanti a parlare di polizia e antifascismo con vari utenti di altre istanze. Mi attaccano da varie istanze. Sembra di parlare con dei fanatici fondamentalisti. Guai a mettere in dubbio un sistema di credenze! Dopo qualche ora, arrivano di nuovo gli sbirri: l'admin di cisti mi minaccia. Scrive:

ma tu chi sei che c'hai le risposte?

ou
scendi dal piedistallo e cerca di parlare con noi. delle persone.

e te lo dico tranquillamente

se non riesci a rispettare le persone in questo social, allora in questo social non ci starai

ciao

Una prepotenza bella e buona! Su cisti non ho scritto niente che possa violare la policy. Non ho mancato di rispetto a nessuno. Ho postato un articolo ed è partito un dibattito. Ma siccome sto minando un sistema di credenze, si passa alle maniere forti. Faccio notare la cosa, e alla fine si arriva ad una tregua.

Nei giorni successivi, qualcuno mi attacca e rispondo. Scrivo qualche toot su altri argomenti, in modo provocatorio ma nei limiti della policy. Rispondono sempre i soliti. L'impressione è che qualcuno se la sia legata al dito.

Più sto lì sopra, più mi convinco che le istanze antifasciste siano piene di fascisti inconsapevoli di esserlo. Sono come delle piccole chiese: c'è il prete/duce, ci sono gli adepti e i totem intoccabili.

Decido di creare la mia istanza. Creo schizo.me e trasferisco lì il mio account. Questo è il manifesto di Schizo:

Benvenuti su Schizo.me
Il Fediverso non è libero. In tutte le istanze ci sono rapporti di forza e giochi di potere.

Questa istanza nasce come risposta al potere pastorale.

Nelle altre istanze c'è un moderatore. Il moderatore è il prete. Stabilisce l'etica dell'istanza. Fa leva sul vostro senso di colpa per soggiogarvi.

Le istanze anti-fasciste sono dei veri e propri regimi. Sono piene di Ducetti. I Ducetti sono preti. Vi impongono il loro volere. Abusano del loro potere. Siete liberi di parlare finché siete d'accordo con loro. Finché rispettate l'etica dell'istanza. Appena andate contro al Bene venite censurati, silenziati o minacciati.

Su Schizo.me non ci sono moderatori.

Vengono rimossi solo i contenuti illegali. Di certo non ci voglio andare di mezzo io per le vostre stronzate. Ma non c'è un io. Se non come creazione e illusione.

Questa non è un'istanza per deboli. Debole è chi non si sa difendere da solo. Solo un debole può avere bisogno di una figura come il moderatore.

La provocazione e l'anti-conformismo sono incoraggiati. L'invito è a provocare con stile. L'invito è alla distruzione creativa. A scrivere col sangue. A dare il meglio e il peggio. A smascherare. A mostrare le contraddizioni latenti. Se c'è da litigare che si litighi. Che rimanga in piedi il più forte. Nessuno verrà in vostro soccorso.

La comunità armoniosa, il dialogo costruttivo, le buone maniere. Cazzate. La guerra è la madre di tutte le cose.

Schizo.me offre asilo a tutti i rifugiati politici di altre istanze. Chiunque sia stato censurato o silenziato è il benvenuto qui.

Non c'è moderazione ma c'è selezione all'ingresso. E' un'istanza per pochi, forse per nessuno. Se volete iscrivervi fate richiesta. Raccontate di voi e spiegate perché avete bisogno di asilo. Verrà fatta una valutazione caso per caso. E' più facile venire respinti che accettati.

Schizo.me è un'istanza de-gamificata (se la usate via web). Sono stati rimossi tutti gli indicatori (followers, statistiche, ecc...).

Il limite dei caratteri per toot è stato ampliato a 2000.

Siete abbastanza forti per stare su Schizo.me?

Il manifesto si ispira in particolare alle idee di un pensatore dell'Ottocento. Chi ha colto l'allusione, e ha capito cosa si intende per "prete", "forti", "deboli", "guerra" e "scrivere col sangue", coglierà l'ironia di quello che è successo in seguito.

Qualcuno defedera l'istanza sul nascere:

@loweel@boseburo.ddns.net:

manca solo la guerra sola igiene del mondo e il disprezzo per la donna.

Solo che Marinetti lo diceva meglio.

Bloccata sul nascere per banalità.

Che di annoiarmi a leggere cose già scritte 70 anni fa ne ho voglia sino ad un certo punto.

Qualcuno dichiara di voler defederare l'istanza a seguito di uno scambio di opinioni:

@gubi@sociale.network: Ringrazio @vlad che mi ha fatto scoprire con le sue teorie novax un posto brutto del fediverso da cui oggi la community di sociale.network starà alla larga: è Schizo.me, un server che chiama "regime" chi mette filtri al discorso fascista e poi annuncia che a casa sua "non c'è moderazione ma c'è selezione all'ingresso" e il duce della piattaforma si riserva di decidere chi può entrare o no. Lui vuole comandare a casa sua e se a casa d'altri comandino altri lo chiama "regime". Genio!

Ma il bello arriva quando pubblico questo toot:

Poi un giorno capirò che senso abbia definirsi antifascisti nel 2021.

Parte l'ennesimo flame. Utenti di bida attaccano me ed un altro utente che aveva espresso perplessità sull'antifascismo. Come al solito, appena sono in difficoltà chiamano gli sbirri. Il risultato è che, dal giorno successivo, parte una serie di defederazioni a catena: prima sociale.network, poi bida, poi cisti.

@gubi@sociale.network: Buongiorno! L'istanza schizo.me è stata bandita in quanto dichiaratamente ostile all'antifascismo, e vicina al concetto distorto di "free speech" caro al suprematismo bianco dove libertà di parola è dire tutto quello che mi pare ovunque e su tutti.

@admin@mastodon.bida.im: Avvisiamo tutt* che abbiamo defederato l'istanza schizo.me in quanto freespeech e che promuove contenuti denigratori e offensivi
@samba@mastodon.cisti.org: Stasera chiacchiere in underscore argomento caldo: moderazione mastodon e istanze esterne... nel mentre segno cosa stiamo pensando di defederare prossimamente: ... schizo.me

Un utente su cisti fa notare che la catena di defederazioni è sospetta. Qualcuno risponde:

@upside_down@mastodon.cisti.org: personalmente quando stava ancora su cisti l'avrei preso a testate, il fondatore dell'istanza schizo. non sono unx admin, non me ne frega un cazzo di gubi, e sono favorevole alla defederazione per via delle idee che trasudano dal suo account e dalla policy. se non hai idea del perché dietro il "free speech" si annidi la più merdosa e reazionaria delle destre puoi rimediare informandoti.
@diorama@mastodon.cisti.org: il manifesto di schizo.me è abilista in ideologia, linguaggio, metodi e chiama a raccolta abilisti.

A quel punto intervengo nella conversazione e spiego che hanno frainteso completamente il senso del manifesto. Ma non c'è verso di ragionare. Sembra il film Minority Report: si viene processati per quello che succederà nel futuro.

@diorama@mastodon.cisti.org: critico il programma politico dichiarato e praticato da quell'istanza (per sé e per il fediverso) perché, a prescindere dalle intenzioni dei suoi commensali, evolve in una certa direzione
è una storia già scritta nel fediverso e in altri social, c'è bisogno davvero di ripeterla?

(su richiesta di diorama, aggiungo il link intero alla discussione: https://mastodon.cisti.org/@diorama/105837607180404130)

Comincio a pensare che non abbia senso restare in un posto a discutere con gente che non segue la logica, non è capace di andare oltre dualismi, opposizioni e pensiero binario. Gente pesante, ottusa e rancorosa, che cerca qualcuno contro cui puntare il dito a tutti i costi: dei veri e propri malriusciti. Facciano quello che vogliono: ne hanno il diritto. Ma le motivazioni sono pretestuose.

Si fa leva sull'ambiguità delle policy e delle parole per reprimere gli avversari. Non esistono policy, ma solo interpretazioni delle policy.

Tra l'altro, con le defederazioni ho anche perso una parte dei followers. Sono stanco e demotivato. Decido che del Fediverso ne ho avuto abbastanza. L'avventura finisce qui. Cancello l'istanza e me ne vado.

(qualche giorno dopo arriva un messaggio dall'admin di cisti: il mio vecchio account è stato congelato. Motivo: "si è fatto la sua istanza, è giusto che se ne vada". Mi sfugge il nesso causa-effetto. Non usavo quell'account da un mese. Sono completamente pazzi!)

Lo squadrismo degli antifascisti

Un documento redatto dal comune di Ferrara analizza alcune pagine del Diario di Italo Balbo, uno squadrista degli anni 20 del Novecento [5]:

Fin dalle prime pagine, il Diario, mostra con evidenza quella che sarebbe stata la strategia di Balbo e degli agrari, che lo sovvenzionavano: demonizzare l’avversario, ignorando la natura democratica ed elettiva della vittoria socialista, per legittimare l’uso della violenza messa in atto senza manifestare il minimo scrupolo anche contro donne e ragazzi.

Con le dovute proporzioni (qui si tratta di violenza verbale), la strategia di Balbo è la stessa che viene usata dagli squadristi degli anni 20 di questo secolo: gli antifascisti. Quale espressione usano, principalmente, per demonizzare l'avversario? La parola fascio. E' un mondo pieno di paradossi. Mettere sotto qualcuno in un dibattito è semplicissimo: lo si squalifica affibbiandogli etichette come fascio, troll, complottista. In questo modo si crea un mostro e ci si sente legittimati a combatterlo. Ci si legittima anche di fronte a chi assiste al dibattito: combattere i fasci è cosa buona e giusta. Non c'è neanche bisogno di argomentare seguendo la logica.

EDIT POST PUBBLICAZIONE: associare qualcuno in carne ed ossa al concetto di squadrismo (anche in senso figurato, specificando che si tratta di violenza verbale) mi espone a rischio di querela per diffamazione. Sarebbe paradossale, visto che il soggetto in questione passa il tempo a chiamare fascio chiunque respiri. Tuttavia, alle grane legali preferisco una vita gioiosa. La guerra che amo è la Guerra del Pensiero, da solo contro tutti e senza avvocati di mezzo. E' già un errore dare spazio a personaggi di poco o nessuno spessore intellettuale, figuriamoci rischiare di dovergli dare anche dei soldi. Non credo il diretto interessato abbia letto l'articolo, ma per prudenza preferisco riscrivere questo passaggio restando sul generico. [6]

Mettiamo che qualcuno usi l'espressione discorso d'odio fascioleghista per screditare chi ha idee politiche differenti dalle sue. Il modo migliore per mascherare qualcosa è mettergli davanti il suo contrario. Infatti, questo discorso contro i discorsi d'odio è a sua volta un discorso d'odio. Si demonizza l'avversario esagerando la portata delle sue azioni e dei suoi discorsi. Fascioleghista è un nonsense: la Lega è in parlamento perché è stata eletta legittimamente. Non c'è stata intimidazione o coercizione dell'elettorato. La retorica di Salvini sull'immigrazione (che non sto implicitamente difendendo) non ha niente a che fare con la retorica anti-immigrati del fascismo, perché ai tempi del fascismo non esisteva la figura del lavoratore precario preoccupato di perdere il lavoro per via della competizione con gli immigrati. Il lavoro liquido e frammentato è un prodotto delle politiche neoliberiste degli ultimi quarantanni. I lavoratori che oggi votano a destra lo fanno perché la pseudo-sinistra (che negli ultimi anni, in tema di riforme del lavoro, ha approvato delle vere e proprie mostruosità) non li rappresenta più. Sono tutti troppo occupati a Sognare l'Europa Unita e a combattere i fasci.

Mettiamo che qualcuno esprima disprezzo per l'elettorato, dicendo di avere paura di esso più che del voto in sé. Dove ritroviamo questa retorica anti-democratica del disprezzo per l'elettorato, percepito sempre e comunque come una massa di ignoranti? Proprio nei discorsi di Mussolini! Dal discorso di Udine del 20 settembre 1922 [8]:

Altro argomento che si può prestare alle speranze dei nostri avversari: le masse. Voi sapete che io non adoro la nuova divinità: la massa. È una creazione della democrazia e del socialismo. Soltanto perché sono molti debbono avere ragione. Niente affatto. Si verifica spesso l'opposto, cioè che il numero è contrario alla ragione. In ogni caso la storia dimostra che sempre delle minoranze, esigue da principio, hanno prodotto profondi sconvolgimenti nelle società umane. Noi non adoriamo la massa nemmeno se è munita di tutti i sacrosanti calli alle mani ed al cervello, ed invece portiamo, nell'esame dei fatti sociali, delle concezioni, degli elementi almeno nuovi nell'ambiente italiano. Noi non potevamo respingere queste masse. Venivano a noi. Dovevamo forse accoglierle con dei calci negli stinchi? Sono sincere? Sono insincere? Vengono a noi per convinzione o per paura? O perché sperano di ottenere da noi quello che non hanno ottenuto dai socialpussisti? Questa indagine è quasi oziosa, perché non si è ancora trovato il modo di penetrare nell'intimo dello spirito. Abbiamo dovuto fare del sindacalismo. Ne facciamo. Si dice: « Il vostro sindacalismo finirà per essere in tutto e per tutto simile al sindacalismo socialista; dovrete per necessità di cose fare della lotta di classe ».

Ho scoperto il Fediverso grazie alle vicende di ByoBlu e della sua istanza Mastodon.

Non ho particolare simpatia per ByoBlu: negli anni ha pubblicato contenuti oggettivamente indifendibili. Ma con le interviste ai vari Bagnai, Borghi, Barra Caracciolo, Giacchè e Fusaro (per citarne alcuni) ha contribuito significativamente a creare un dibattito in Italia sulle dinamiche dell'Eurozona.

La defederazione di ByoBlu da parte delle altre istanze italiane è stata un'operazione parziale e pretestuosa. Non importa che Messora confonda masto.host con Mastodon. Paragonare ByoBlu a Gab è un colpo basso. Chi sul Fediverso lo critica costantemente fa propaganda pro-Euro/UE, contribuendo a creare disinformazione e ad alimentare proprio quell'odio che all'apparenza dice di voler combattere. Si fa passare una parte dei contenuti di ByoBlu per la sua totalità, ottenendo così l'effetto di far sparire anche la parte scomoda. Questo mostra che anche una realtà di nicchia come il Fediverso è contaminata dai giochi di potere e dalla politica.

Time Square e la piazza di paese

Essere una piccola comunità ha anche degli svantaggi. Sulle istanze di Mastodon non ci sono personaggi pubblici, intellettuali o giornalisti. Il Fediverso è una fotografia di come era internet prima dei social network, ma proiettata nel presente. Sul Fediverso si finisce molto spesso a parlare del Fediverso. E' una nicchia autoreferenziale dove si fanno discorsi autoreferenziali, ma non è detto che siano discorsi profondi o interessanti. Un po' come quei pezzi rap che parlano solo ed esclusivamente di rap.

Il paradosso è che sui social commerciali c'è, a conti fatti, molta più libertà di espressione che sul Fediverso.

Siccome c'è più gente, è più difficile essere notati. Prendendo Twitter come esempio, è come essere a Time Square: vanno tutti di fretta. Non è il posto adatto per una conversazione di qualità. Ma finché non si diventa personaggi pubblici, finché non si ottiene visibilità, non si rischia niente.

Il Fediverso invece somiglia più alla piazza del paesino dove si conoscono tutti. C'è meno rumore, ma più controllo sociale. Bisogna stare più attenti a quello che si scrive, perché verrà notato da tutti i presenti. Sui social commerciali c'è un controllo incrociato di AI e segnalazione da parte degli utenti. Sul Fediverso si viene censurati, silenziati e defederati proprio da chi a parole descrive Facebook come il regime totalitario del nostro tempo ed erige il libro della Zuboff a vangelo, interpretandolo in modo dogmatico e acritico.

Le rivoluzioni vanno a finire male: il potere si manifesta ovunque, anche tra chi dice di volerlo combattere. Anche qui il trucco è mascherare qualcosa mettendogli davanti il suo contrario. Alla fine contano i numeri e le alleanze.

Parlare di libertà sul Fediverso è, in sostanza, una gigantesca ipocrisia.

Qualcuno ipotizza di trasformare le istanze antifasciste in macchine di offensiva politica. Non mi sono imbattuto, in due mesi di utilizzo, in un singolo toot, un singolo utente o una singola conversazione che possa o potrà mai rappresentare una minaccia concreta a qualsiasi ente pubblico o privato di qualsiasi Stato sulla faccia della Terra. Solo discorsi vaghi e fumosi di chi si illude di salvare il mondo coltivando l'insalata sul balcone, di chi conta di uscire dalla crisi economica grazie alle criptovalute, di chi crede che per far finire il capitalismo basti smettere di lavorare. Sono discorsi che hanno la vivacità di una carcassa nel Taigeto.

Chiudevo il precedente articolo con un dubbio:

e se invece il gesto di rottura fosse il non condividere affatto?

Sui social non si discute per far emergere la verità. Ognuno ha già la propria. Si discute per difenderla. Chi dialoga difende il proprio sistema di credenze, di razionalizzazioni, la propria zona di comfort. E' illusorio credere che qualcuno possa cambiare idea in merito a qualcosa.

Condivido i capisaldi del manifesto mattonista [8], pur rigettandone i contenuti e distanziandomi radicalmente da concetti come condivisione, manifesto e caposaldo: non è questo il punto. Il Mattone denuncia il dibattito stesso come finzione aprioristicamente decisa, ma rifiutando di prendervi parte, sabotandolo con meme e post-ironia, finisce per diventare parte di esso a tutti gli effetti.

Alla luce del fatto che il venire letti, apprezzati e condivisi non implica necessariamente il venire compresi [9], e che il dialogo sui social è al 98% un dialogo tra sordi [10], tanto vale seguire la via della non-condivisione e concentrarsi sulla ricerca e sulla scrittura. In un modo o nell'altro si finisce sempre per parlare da soli.

Condivida pure chi ha voglia di farlo.


Riferimenti:

  1. https://lamacchinadesiderante.org/sorveglianza-e-decentralizzazione-disamina-critiche/
  2. https://urielfanelli.altervista.org/loweel/la-stampa-e-il-fediverso/2021-01-10/
  3. https://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2017/04/05/news/mastodon_l_alternativa_open_source_che_fa_paura_a_twitter-162279364/
  4. https://lamacchinadesiderante.org/chi-scrive-acab-agente-forze-ordine/
  5. https://www.comune.fe.it/attach/superuser/docs/lo_squadrismo.pdf
  6. Visti i precedenti: https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/laquo_fede_egrave_squadrista_raquo_nanni_moretti_condannato_risarcire_emilio-372863.html
  7. http://bibliotecafascista.blogspot.com/2012/03/discorso-udine-20-settembre-1922.html
  8. https://laterum.wordpress.com/2021/03/15/il-mattone/
  9. Ad esempio: https://www.gay-forum.it/topic/60497-social-network-sorveglianza-e-decentralizzazione/ (no comment).
  10. In merito, una bella intervista degli amici di Rizomatica a Walter Quattrociocchi: https://rizomatica.noblogs.org/2020/10/quattrociocchi-intervista-bolle-totem-echo-chambers/ che, tra le altre cose, mette in dubbio lo scandalo di Cambridge Analytica.
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