Chi scrive ACAB è un agente delle forze dell'Ordine

Che cos'è questo articolo

L'altro giorno ho scritto questo sull'istanza Bida di Mastodon:

A tutti gli imbecilli che scrivono ACAB qui o altrove. Non è vero che tutti i poliziotti sono bastardi. Anzi. Il 99% dei poliziotti sono brave persone. Quei pochi violenti che menano i manifestanti sono dei frustrati che si approfittano del loro ruolo per cercare una valvola di sfogo. Facessero gli insegnanti o i manager abuserebbero del loro potere in altri modi. Una valvola di sfogo però la cercate anche voi che dite ACAB. Vi serve creare un nemico (perlopiù immaginario) per sentirvi parte di un gruppo, per sfogare rabbia e risentimento. Sui poliziotti proiettate per lo più la vostra ombra.

Su Bida si è scatenato un polverone. O meglio. Si è scatenata una simulazione di polverone. Cioè un polverone digitale che ha il vantaggio di non sporcare. Poi ho spiegato qual era l'intento del post: confermare quello che avevo scritto qui. Il potere si manifesta ovunque. Anche nei gruppi cosiddetti anti-sistema.

Poi ho scritto questo:

C'erano tanti modi per attaccare il discorso che ho fatto. Un discorso superficiale che rimane intrappolato nella dicotomia bene/male e separa le persone dalle situazioni in cui sono inserite. Non esiste il poliziotto in astratto, ma sempre all'interno di un concatenamento.

In realtà è un discorso superficiale anche per altri motivi. Neanche io ho parlato con tutti i poliziotti della terra, quindi non so come abbia fatto a tirare fuori quella statistica.

Ora provo a riparare. Questo articolo è una riflessione profonda su ACAB e sulle sue implicazioni.

Che cos'è ACAB

Il modello a cui si ispirano le forze dell'Ordine

ACAB è l'acronimo della frase All cops are bastards. L'espressione estesa è già in uso a partire dagli anni '20 del Novecento [1]. L'acronimo invece si diffonde a partire dagli anni '70 in Gran Bretagna grazie alla cultura Skinhead e agli ultras. Di riflesso arriva in Italia, quando i gruppi Skinhead italiani cominciano ad usare il termine nelle canzoni. Già questo dovrebbe far riflettere tutti gli antifascisti che usano l'acronimo.

Il fatto che si usi un prestito linguistico (perchè ACAB e non TiPSB?) suggerisce che il concetto venga trasportato di peso da un contesto ad un altro, senza curarsi delle implicazioni che questo spostamento comporta. Scrivere ACAB nel 2021 vuol dire proiettare l'immagine che di chi lo diceva cinquant'anni prima su persone e posti differenti. Proprio quelle persone e quegli ambienti che dicono di combattere la globalizzazione contribuiscono ad appiattire e uniformare l'immaginario comune. ACAB è uguale in tutti i paesi dove lo si dice. Cancella le differenze culturali e linguistiche, le sfaccettature locali. Lo stereotipo del poliziotto globale si sovrappone ai poliziotti in carne ed ossa.

ACAB è un tentativo maldestro di contrastare il Caos.

Quel "tutti" in All Cops Are Bastards serve a dare un'etichetta a qualcosa di complesso, a creare unitarietà, a rendere rassicurante un problema che non si vuole affrontare: capire quali sono le dinamiche sociali che causano i conflitti. La realtà è caotica. Siccome il Caos spaventa, si cerca di contrastarlo.

Chi scrive ACAB è un agente delle forze dell'Ordine.

Spiego. Chi scrive ACAB tenta di afferrare il Caos e provare a dargli un volto. Lo incanala nella figura unitaria e astratta del poliziotto. Crea un nemico comune per creare complicità. Ma il Caos non si può imbrigliare in quattro lettere.

ACAB rende impossibile capire le situazioni. Perché i poliziotti non esistono in astratto, ma solo all'interno di un concatenamento. E non esistono ne i poliziotti ne il poliziotto. E' metafisica. Il poliziotto è una metonimia che impedisce di vedere delle persone in carne ed ossa con un nome e un cognome, una famiglia e un percorso di vita. Esistono delle situazioni, delle istituzioni e delle strutture che fanno sì che le persone si comportino in certi modi.

ACAB è un dispositivo creato dalle forze dell'Ordine per disabilitare la capacità di riflettere in modo critico.

Mi rivolgo a voi, agenti delle forze dell'Ordine. Avete mai parlato con un poliziotto? Documenti! Ecco! Prego. No! Quello non è parlare. Quello è seguire un cerimoniale. Avete mai avuto una conversazione lunga e sfaccettata con un poliziotto? Gli avete mai chiesto perché è diventato poliziotto? Che cosa fa nel tempo libero? Gli avete mai chiesto cosa pensa dei manifestanti? Se esiste un acronimo speculare ad ACAB diffuso tra gli agenti di polizia? Vi siete mai chiesti da dove viene quel senso di imbarazzo che si prova nel parlare con una persona in divisa di temi non contemplati nei suddetti cerimoniali?

Insomma. Avete mai cercato di superare ACAB [2]? No. Perché a voi ACAB va benissimo. Voi siete gli agenti delle forze dell'Ordine.

Che cos'è la violenza

Dimenticate tutti i discorsi sul monopolio della violenza negli Stati moderni. Quella è solo una facciata legislativa/istituzionale. La violenza è un corpo senza organi. Non si lascia monopolizzare da nessuno. Al limite c'è qualcuno che la organizza.

Lo Stato organizza la violenza attraverso l'istituzione della polizia. Anche un manifestante che spacca una vetrina sta organizzando la violenza. Sta esprimendo un contenuto. Tutte le forme di prepotenza (bullismo, mobbing, ecc...) sono organizzazioni della violenza.

La violenza non è malvagia di per sé. Il corpo senza organi è fuori dalla dicotomia bene/male. O forse la contiene. Non so. Di sicuro è qualcosa di meno limitante e limitato.

Su Mastodon avevo linkato lo scritto di Pasolini sugli scontri di Valle Giulia [3]. Non l'ho fatto per nascondermi dietro ad una figura retorica. In quello scritto Pasolini effettua un rovesciamento di prospettiva e mostra che la violenza non è a senso unico. Non esiste come entità unitaria monopolizzata.

(Non sono d'accordo con P. quando usa l'espressione figli di papà per criticare gli studenti. Sono figli di papà anche Marx e Engels. Venire da una famiglia ricca non implica essere felici e non avere il diritto di lamentarsi. Il discorso di P. è una manifestazione di risentimento verso chi è cresciuto negli agi)

Sempre su Mastodon avevo raccontato questa esperienza personale avvenuta verso luglio 2020:

Questa estate ero in piazza Maggiore al cinema all'aperto. Ci sono due ragazzi albanesi appoggiati alla transenna, di corporatura longilinea. Ad un certo punto passa un ragazzo robusto alto circa 1.85. Sbatte la bici contro uno dei due albanesi e gli dice "che cazzo fai albanese di merda?" . Poi comincia a spintonarlo. Arriva la polizia e il tipo comincia a menare anche i poliziotti. Alla fine riescono a calmarlo, lo mandano via e poi dicono al ragazzo albanese "se vuoi puoi fare la denuncia...".

In questo concatenamento la violenza viene prima organizzata dal prepotente con la bicicletta. La polizia per rispondere la organizza in un'altra forma. Per fortuna direi! Non riesco a capire come in questo caso i poliziotti si possano configurare come bastardi. Ma anche qui parlare di buono e cattivo è superficiale. Quel tizio con la bicicletta perché si comportava così in quella situazione? Gli è successo qualcosa prima e cercava qualcuno su cui rifarsi? Chissà.

Le persone sanno quello che fanno? Esiste il libero arbitro? Risposta: no.

Il libero arbitrio è un invenzione cristiana. La figura del bastardo (nel senso di spregevole, che si comporta male in modo intenzionale) può esistere solo in un mondo in cui le persone sono ritenute responsabili del loro agire.

Chi scrive ACAB è un prete. Crea un cattivo per qualificarsi come buono. Così si può creare il suo gregge.

Che cos'è la rabbia

A proposito di gregge. Anni fa si scatenò una simulazione di polverone attorno ad un manifestante NoTAV che aveva chiamato "pecorella" un poliziotto [4]. Poi chiese scusa. Che sia stato un gesto spontaneo o obbligato non importa. Per me non avrebbe dovuto farlo.

Il ragazzo non stava affatto parlando del poliziotto. Dicendo al poliziotto "Comunque sei una bella pecorella, lo sai?" il ragazzo stava proiettando (senza rendersene conto) la sua Ombra sul poliziotto.

Che cos'è l'Ombra? L'Ombra è quello che non vogliamo vedere di noi stessi. E allora senza rendercene conto lo proiettiamo inconsciamente sugli altri.

Che cosa vuol dire essere antifascista in assenza di fascismo? Vuol dire mancare sempre il presente sovrapponendogli il passato. Vuol dire cercare analogie deboli tra i dittatori del passato e i leader del presente. Vuol dire condannarsi alla superficialità e alla miopia. Ma soprattutto vuol dire proiettare la propria Ombra sugli altri.

(penso anche agli antifascisti che mi hanno risposto su Mastodon. Dieci contro uno. Invocare l'autorità, la censura, il rispetto delle regole.  Complimenti!

EDIT POST PUBBLICAZIONE: Mi hanno silenziato l'account senza avvisare.)

Prima parlavo della violenza. Anche la rabbia è un corpo senza organi. ACAB è un circuito che serve per organizzare la rabbia. Perché chi scrive ACAB sceglie proprio la figura del poliziotto per organizzare la sua rabbia? Perché in quella figura (nelle prepotenze e nell'autoritarismo) rivede sé stesso. Solo che non lo sa.

C'è anche chi scrive ACAB con leggerezza e non lo pensa veramente. In quel caso ACAB non esprime rabbia. Esprime un senso di noia. Quel ragazzo che diventò un meme perché in un'intervista [5] ad una manifestazione contro l'Expo continuava a ripetere la parola "bordello" è l'emblema della noia, della confusione, del fare e dire qualcosa senza sapere bene perché. Del provare una qualche forma di disagio ma non riuscire ad esprimerlo.

A chi mi accuserà di psicologismo rispondo subito. Io non sto negando i conflitti sociali. Non sto negando che la TAV o L'Expo siano solo speculazioni, modi di reinvestire il capitale. Sto negando che chi partecipa alle manifestazioni lo faccia sempre per motivi razionali. I ristoratori che manifestano per le misure anti-covid non stanno proiettando la loro Ombra sul governo. Hanno un problema concreto: gli vengono a mancare i soldi per vivere. E infatti i poliziotti si tolgono i caschi in segno di solidarietà. Segno che non sono poi proprio sempre così bastardi.

ACAB rappresenta una condizione. Quella di chi soffre ma non sa perché. Non ha gli strumenti per capire. La distruzione nichilistica delle manifestazioni è un evento catartico riequilibratore. Serve a pareggiare i conti con un avversario non identificato. A dare un senso al dolore. Perché è proprio la sua insensatezza a rendere il dolore insopportabile. Ci si chiede "Perché sto male? Deve essere colpa di qualcuno!". E invece no. Non è colpa di nessuno. Perché, come dicevo sopra, nessuno sa quello che fa. Basterebbe capire questo.

E allora il Capitano ACAB smetterebbe di dare la caccia alle balene bastarde.


Riferimenti:

  1. Per ricostruzione dettagliata leggere: https://www.academia.edu/4566221/Dalla_strada_alla_letteratura_le_spericolate_e_propizie_vicende_del_forestierismo_A_C_A_B_Il_contatto_linguistico_tra_italiano_e_inglese_nelle_sottoculture_Skinhead_e_Ultras
  2. Qualcuno lo ha fatto: Napo degli Uochi Toki nel disco Macchina da Guerra https://uochitoki.bandcamp.com/album/macchina-da-guerra
  3. https://www.corriere.it/speciali/pasolini/poesia.html
  4. https://www.youtube.com/watch?v=LVmzoW3soSc
  5. https://www.youtube.com/watch?v=wYozZNd8g0o
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